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Conosco bene le piscine perchè, soprattutto nella prima parte della mia vita, ci ho passato tanto tempo. La sicurezza negli ambienti acquatici non può essere ridotta a un mero adempimento burocratico o a una fredda specifica tecnica; ritengo che essa rappresenti un imperativo etico e sociale che interroga direttamente la nostra responsabilità verso le persone più vulnerabili.
Troppo spesso la cronaca ci restituisce l'immagine di una "politica del dopo", la cui attenzione si accende solo sulla scia dell'emozione suscitata da una tragedia. E questo atteggiamento mi fa ancora indignare.
Infatti la vera sfida di una società civile consisterebbe nel compiere un salto di paradigma, passando dall'intervento emergenziale a una cultura della prevenzione attiva, capace di anticipare il rischio attraverso la conoscenza strutturata e la manutenzione costante.
I drammatici eventi che hanno colpito località come Sestri Levante — dove una bambina è rimasta vittima del sistema di aspirazione — il Trevigiano o Rimini, non devono restare confinati nel perimetro del dolore privato.
Più di 300 decessi ogni anno che potrebbero e dovrebbero essere evitati attraverso una vera e propria prevenzione attiva. Incidenti di cui i media quasi sempre si limitano a dare la notizia, senza stimolare la ricerca di soluzioni. Senza contare tutti gli episodi dall'esito non fatale - come quello successo a Yael Trepy (attaccante del Cagliari) che ha rischiato di riportare danni neurologici - su cui non ho trovato dati.
L'impatto psicologico e sociale di queste vite spezzate - spesso bambini in un momento di divertimento - dovrebbe agire allora come un catalizzatore per un cambiamento profondo della percezione del rischio: dobbiamo smettere di considerare questi eventi come "fatalità imponderabili" e iniziare a riconoscerli come falle di sistema correggibili.
La nostra percezione ci inganna sistematicamente: tendiamo a sentirci al sicuro negli ambienti familiari, ignorando che il pericolo in acqua è spesso invisibile e, contrariamente alla narrativa cinematografica, drammaticamente silenzioso.
---> La Trappola del Silenzio: Psicologia e Miti dell’Annegamento
Esiste un paradosso psicologico legato all'elemento acquatico: l'acqua esercita sui bambini una "attrazione fatale" che non trova corrispondenza purtroppo in una naturale percezione del pericolo.
I dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dalla Regione Piemonte che ho scaricato e consultato, smentiscono i principali miti popolari: l'annegamento non è quasi mai un evento rumoroso fatto di grida o schizzi; è un processo rapido che può consumarsi in pochi istanti sotto lo sguardo ignaro di adulti presenti, ma cognitivamente distanti.
Le statistiche tracciano un quadro che richiede massima allerta:
- Mortalità annua: In Italia si registrano mediamente 330 morti per annegamento ogni anno.
- Incidenza sui minori: Il 12% dei decessi riguarda soggetti sotto i 18 anni, con un 53,4% rappresentato dagli adolescenti nella fascia 0-19 anni.
- Disparità di genere: Tra i minori, l'81% delle vittime appartiene al genere maschile.
- Ambienti a rischio: Il 53% degli annegamenti in piscina coinvolge bambini fino a 9 anni. Le piscine domestiche e gonfiabili rappresentano un pericolo crescente a causa dell'illusoria sensazione di sicurezza che offrono.
Il fenomeno della "supervisione inadeguata" non coincide quasi mai con l'assenza fisica dell'adulto, ma con una distrazione psicologica. Riporto di seguito la video-campagna di prevenzione degli annegamenti sviluppata dall'ISS che però non sembra aver avuto una adeguata diffusione.
La familiarità con l'ambiente abbassa la soglia di allerta: l'illusione che "in casa propria non possa succedere nulla" induce i supervisori a consultare smartphone o dedicarsi alla lettura, trasformando un luogo di svago in una trappola potenziale dove il guasto meccanico della "macchina" piscina incontra l'errore umano.
---> L’Antropologia della Tecnica: La Piscina come Macchina Sicura
Secondo l'esperto Giacomo Peddis che ho ascoltato in un’intervista Rai (Unomattina), la piscina non è un semplice contenitore d'acqua, ma una "macchina tecnologica" complessa che richiede una revisione costante.
La sicurezza non è un'opzione, ma il risultato di standard tecnici precisi volti a neutralizzare rischi invisibili come l'effetto ventosa o gli squilibri chimici. In quest'ottica, la manutenzione preventiva deve necessariamente prevalere su quella correttiva per garantire l'integrità del sistema. E dovrebbe riguardare gli elementi che ho elencato di seguito e condiviso al fine di essere tutti più consapevoli.
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Componente |
Standard di Sicurezza (Norme Tecniche) |
Rischio se non a norma |
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Pavimentazione/Griglie |
Materiale antiscivolo certificato R11 |
Cadute e infortuni traumatici |
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Bocchettoni/Prese |
Sistemi sdoppiati o griglie anti-vortice |
Effetto ventosa e intrappolamento di arti o corpo con rischio annegamento |
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Cuffia |
Presidio di sicurezza (Raccomandazione tecnica) |
Incastro dei capelli nei bocchettoni e rischio annegamento |
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Chimica (Cloro/pH) |
pH 7.2-7.6; monitoraggio automatico |
Sviluppo di clorogas e intossicazioni respiratorie |
Il rischio sistemico più elevato emerge quando il guasto meccanico interagisce con la gestione chimica. Un esempio critico è lo sviluppo di clorogas: se le pompe di ricircolo subiscono un'interruzione del flusso, ma il sistema automatico continua a dosare disinfettante (cloro) e regolatore di pH (acido), al riavvio dell'impianto si sprigiona una nuvola tossica.
Questo evidenzia come la sicurezza dipenda dalla perfetta sinergia tra componenti meccaniche e gestione dei parametri chimici.
Nota essenziale riguarda la cuffia: sebbene sia un presidio di sicurezza vitale per prevenire l'aspirazione dei capelli, è importante precisare che l'obbligo legislativo per i minori di 16 anni è stato ritirato dall'ultimo emendamento; rimane tuttavia una raccomandazione tecnica, io credo, imprescindibile.
---> Un aiuto dall'etologia: i cani a bordo piscina - proposta
Quando si pensa ai cani da salvataggio, la mente corre subito alle immagini spettacolari di elicotteri, mareggiate o grandi naufragi. E sulle spiagge italiane ci sono soltanto circa 400 unità cinofile di salvataggio operative.
Una proposta di prevenzione molto concreta e quotidiana – ne sono convinta – potrebbe riguardare la loro presenza, in assistenza ai bagnini, lungo tutte le spiagge affollate e ai bordi delle piscine di grandi dimensioni.
In questi contesti, la vigilanza umana rivela infatti inevitabilmente i propri limiti: bagnanti e bagnini, per quanto attenti, sono soggetti a un fisiologico calo dell'attenzione visiva causato da fatica, saturazione degli stimoli o banali distrazioni ambientali.
Dal punto di vista etologico e neuroscientifico, il cane offre invece un supporto straordinario proprio grazie al suo profilo percettivo (Phillips E., 2022). Sebbene l'occhio umano sia superiore nel cogliere i dettagli e i colori, l'apparato visivo canino è neurobiologicamente specializzato nella rilevazione del movimento: un campo visivo periferico esteso oltre i 240° e un'elaborazione cerebrale fortemente orientata all'azione rendono il cane un "radar" infallibile nel cogliere micro-variazioni sull'acqua.
A questo si aggiunge un'attenzione sociale selettiva verso l'uomo, confermata da studi specifici sui cani da salvataggio acquatico (D'Aniello B. e coll., 2015) che evidenziano come questi animali sviluppino un monitoraggio visivo costante della figura umana.
Organizzazioni come la Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS) valorizzano queste attitudini lavorando esclusivamente con metodi gentili e non coercitivi, basati sul gioco, sulla relazione e sul rinforzo positivo, trasformando l'addestramento in una collaborazione spontanea e affiatata con il conduttore.
Questa naturale inclinazione alla protezione trova conferma sia nell'apprendimento sociale che nell'osservazione delle dinamiche familiari. Un esempio di questo spiccato "istinto di vigilanza" è visibile in un breve filmato (riservato a chi segue il blog e il canale youtube) che potete vedere su youtube
Si tratta di un video amatoriale d'archivio ambientato in Cina (sicuramente autentico perché presente in rete anni prima dell’avvento dell’Ai), in cui un cane interviene con prontezza per evitare che un bambino cada in acqua mentre cerca di recuperare una palla.
Pur trattandosi verosimilmente di un comportamento appreso o incoraggiato in famiglia, la reattività dell'animale dimostra come i cani possano diventare un vero e proprio "presidio bionico" di sicurezza: un'estensione sensoriale preziosa per integrare la vigilanza umana nella quotidianità.
Tanti cani ora ospitati nei canili, soprattutto quelli di taglia medio-grande che più difficilmente vengono accolti in famiglia, potrebbero essere idonei a questo tipo di attività; con un vantaggio evidente non soltanto per gli animali, ma anche per la società tutta che vedrebbe meglio impiegati i fondi pubblici a loro destinati.
---> La Cornice Normativa: Tra Spinte Lobbistiche e Legge Quadro
Il dibattito politico attuale (Tgcom24; Rainews24), centrato sul Disegno di Legge Musumeci e sugli emendamenti al Decreto Sport, mira a colmare un vuoto legislativo storico per superare la frammentazione regionale.
La "stretta" normativa prevede punti cruciali:
- Chiusura Immediata: Sospensione dell'attività per gli impianti non conformi fino alla messa a norma.
- Sostegno Economico: Un fondo di 4,7 milioni di euro per quest’anno destinato agli enti locali per l'adeguamento delle circa 3.000 piscine municipali.
- Estensione del Campo d'Azione: Inclusione delle piscine private a uso collettivo e, nel disegno di legge quadro, di quelle domestiche.
- Obblighi di Vigilanza: Presenza del bagnino e dotazioni di salvataggio proporzionate alla superficie.
L'attuazione di queste norme rivela una complessità sociologica non trascurabile.
Come emerso dal dibattito parlamentare, il disegno di legge è rimasto fermo per oltre un anno a causa di forti resistenze e spinte lobbystiche provenienti da alcune associazioni di categoria, dalle Regioni e dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN), tese a escludere parte degli impianti dalle norme più restrittive.
Le critiche delle opposizioni in Parlamento (video interventi, Il Fatto Quotidiano) si concentrano inoltre sulla vaghezza riguardo alle autorità di controllo competenti e alla ripartizione dei fondi, considerati comunque esigui, evidenziando come la legge sia solo lo scheletro della sicurezza, la cui efficacia dipenderà dalla chiarezza dei decreti attuativi.
---> Pedagogia dell’Acquaticità: Educare alla Vita
Se la legge è lo scheletro, allora l'educazione pedagogica dovrebbe, a mio parere, essere il "muscolo" della prevenzione.
Insegnare l'acquaticità non significa solo trasmettere abilità motorie, ma una vera cultura del limite.
L'analogia proposta da Giacomo Peddis è semplice e al contempo illuminante: dobbiamo insegnare ai bambini a non toccare bocchettoni e griglie con la stessa perentorietà con cui insegniamo loro a non toccare le prese elettriche in casa.
Per tradurre questa sensibilità in azioni concrete, ogni utente o genitore dovrebbe adottare il seguente protocollo:
- Scelta Responsabile: Frequentare esclusivamente acque sorvegliate da personale qualificato. Mi è capitato troppo spesso di leggere in numerose recensioni che il personale di sicurezza si è rivelato impreparato o disattento, ma poi le persone continuano a frequentare quella piscina, limitandosi a scrivere lamentele di anno in anno.
- Educazione Continua: Investire in corsi di nuoto fin dalla tenera età per favorire l'autonomia e la consapevolezza del pericolo. Ci sono convenzioni con le scuole e i costi sono molto accessibili.
- Rispetto Rigoroso: Osservare la segnaletica, i limiti di profondità e rispettare i tempi fisiologici di digestione e adattamento termico.
- Supervisione Attiva: Mantenere un contatto visivo costante, magari organizzato a turni con altri adulti, eliminando distrazioni cognitive come smartphone o letture prolungate.
Ricordiamoci però che l'esempio degli adulti è sempre lo strumento antropologico più potente per trasmettere il rispetto del pericolo. Quando un adulto rispetta le regole, non sta solo seguendo una norma, ma sta modellando un comportamento di prudenza basato sul buon senso, complemento indispensabile a ogni innovazione tecnologica.
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---> Un Tuffo Consapevole
Dobbiamo accettare una verità scomoda: il "rischio zero" non esiste in alcun ambito umano. Tuttavia, la conoscenza tecnica e la responsabilità pedagogica sono le migliori difese per proteggere la gioia dei nostri bambini e ragazzi; e la serenità della comunità.
Una piscina sicura è il risultato di un patto non scritto tra tecnologia all'avanguardia, legislazione coerente e vigilanza consapevole.
Non restiamo utenti passivi. Se siete proprietari di un impianto, verificate immediatamente la conformità dei sistemi di aspirazione (richiedendo tecnologie sdoppiate o anti-vortice); se siete frequentatori, pretendete trasparenza dai gestori sulla manutenzione e sui presidi di sicurezza.
La protezione della vita dei più indifesi inizia, io credo, dalla nostra capacità di non voltare lo sguardo e di pretendere standard che non ammettano deroghe.
E voi, cosa ne pensate? Vi siete mai trovati a riflettere su questi pericoli o ad assistere a distrazioni a bordo vasca? E come vedreste l'impiego dei cani da salvataggio a supporto della vigilanza?
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Grazie a chi vorrà condividere. Perchè si può prevenire solo ciò che si conosce. Insieme diffondiamo curiosità e desiderio di capire, Dr Ph.D C.Bianchino
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Fonti da me consultate:
1. Programma televisivo "Unomattina" (Rai), intervento dell'esperto Giacomo Peddis (23/07/2026). 2. Intervista al Ministro Nello Musumeci (Tgcom24). 3. Analisi del dibattito parlamentare e delle critiche dell'opposizione (video Il Fatto Quotidiano). 4. Campagna di prevenzione degli annegamenti della Regione Piemonte e video dell'Istituto Superiore di Sanità. 5. Rapporto dell'Osservatorio Nazionale (Istituto Superiore di Sanità). 6. Reportage tecnico-normativo sulla stretta del Decreto Sport (RaiNews24). 7. Erin Phillips (2022), Decoding Canine Cognition, Emory University. 8. D'Aniello, B., Scandurra, A., Prato-Previde, E., & Valsecchi, P. (2015). Gazing toward humans: a study on water rescue dogs using the impossible task paradigm. Behavioural processes, 110, 68–73. 9. Sito web Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS).




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